PARTONO in novemila – e la metà arrivano da fuori Italia – poco prima del sorgere del sole per questa gran fondo che in 32 anni si è trasformata nella manifestazione ciclistica forse più nota e ambita al mondo (le richieste sono state quasi 40mila). La Maratona delle Dolomiti torna con il suo fascino inarrivabile, con l’incanto di sette passi dai nomi entrati nella leggenda (di chi ama la bici, ma anche la montagna e la natura) per un giorno completamente chiusi alle auto: solo respiri affannosi, rumori dei cambi delle biciclette che provano ad attutire le pendenze, battute e foto ricordo.

Ma quest’anno i novemila spingeranno anche un messaggio che suona drammaticamente in controtendenza. Almeno questa è l’intenzione dell’inventore e dell’anima di questa manifestazione. Michil Costa, personaggio tanto noto quanto “scomodo” (fino ad animare, con Messner e altri, la campagna per la chiusura per alcune ore dei passi dolomitici) ha dato il benvenuto alle migliaia di ciclisti con un vero inno all’accoglienza che apre il sito della Maratona e ha introdotto la sua inaugurazione. Un appello accorato a ritrovare l’equilibrio (questa la sua parola chiave) nei flussi di pensiero (quanto inquinati?) che governano lo stare insieme nel mondo.

EDIZIONE 2017: VIDEOINTERVISTA A MICHIL COSTA

Le ripeterà poco dopo le sei del mattino prima che Eddy Merckx dia il via da La Villa in val Badia. Le ha fatte sue e ripetute con passione Alex Zanardi, che sarà alla partenza si proverà su uno dei percorsi (il più lungo comprende i passi Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena, Giau, Falzarego, Valparola). Insieme a lui nomi storici del ciclimo come Paolo BettiniMiguel IndurainMarzio BruseghinDavide CassaniMaria Canins.

FOTO: 2016, L’EDIZIONE DEL TRENTENNALE

Ma non è per loro l’attenzione. Il centro della giornata sono i novemila, con le loro sfide personali e le emozioni all’ombra delle “montagne rosa”. Anch’esse da preservare con equilibrio. Come le vite dei cittadini del mondo. Almeno questo sperano gli inventori di una Maratona mai pensata come una semplice gara, ma anche come un messaggio.

Ecco, in breve, quello che quest’anno chiede di far tornare centrale una parola così tanto lacerata: accoglienza.

Equilibrio. La sua mancanza può generare danni. Prendiamo l’economia: solo un’economia bilanciata può creare una società e degli individui equilibrati. Oggi non è affatto così: da una parte c’è il molto e dall’altro il poco o nulla. Chi non ha nulla è chiamato ‘diverso’ da quelli che hanno molto. I quali hanno sempre più difficoltà ad accogliere quelli che hanno poco o nulla. Non c’è equilibrio in tutto ciò. C’è disparità. Solo chi riesce a mantenere un certo equilibrio è in grado di accogliere, ed è quindi solidale: perché l’accoglienza è fatta di solidarietà, non certo di tolleranza. (…) Equilibrio. Noi siamo un po’uomo e un po’donna. Un po’ chiari e un po’ scuri, anche di pelle. Un po’ belli e un po’ brutti. Un po’ felici e un po’ tristi. Come dire: tutto quel che ci circonda è in noi. È dunque anche l’altro a essere in noi. Noi siamo parte dell’altro. E allora perché non accogliere colui che è più donna e meno uomo, più scuro e meno chiaro, un po’ più triste e meno felice? Accoglienza è relazione, apertura (…) L’accoglienza va oltre l’ospitalità. Chi è ospitale mica sempre è accogliente (…) Equilibrio. Unico compromesso possibile per guardare avanti e non restare bloccati. Per crescere. Per prendersi il tempo di crescere. Perché chi non cresce non vive. Del resto anche per andare in bici ci vuole equilibrio, o no?(Michil Costa)

 

Fonte: http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2018/06/30/news/maratona_dolomiti_2018-200483927/